…parole antiche

Ancora una poesia per noi. Un’intensa lirica di Cesare Pavese, composta nel 1945, che commenterò insieme ai miei ospiti questa notte nella mia trasmissione “Inconscio e Magia – Psiche” in onda su Rai 2 verso le 2:20 circa. Sull’onda delle emozioni e delle suggestioni vi auguro una felice domenica. A presto!

Tu sei come una terra
che nessuno ha mai detto.
Tu non attendi nulla
se non la parola
che sgorgherà dal fondo
come un frutto tra i rami.
C’è un vento che ti giunge.
Cose secche e rimorte
t’ingombrano e vanno nel vento.
Membra e parole antiche.
Tu tremi nell’estate.

12 Risposte

  1. Bellissima questa lirica!
    A me ha toccato in particolare la conclusione “tu tremi nell’estate”: che meraviglioso gioco di sintassi e di parole!
    Credo che vi sia da parte dell’autore la paura di vivere un amore, o più preciamente la paura di lasciarsi andare ai sentimenti, all’amore per l’appunto. Probabilmente sull’onda di un passato in cui l’amore ha significato sofferenza e dolore l’autore stesso, usando la seconda persona, ha trovato un nuovo amore, ma ha paura di giocare questa nuova partita e di rimettere in gioco se stesso ed i propri sentimenti. Ha paura di soffrire di nuovo.
    L’amore è la fonte della nostra gioia e dei nostri dolori, delle nostre illusioni e delle nostre disillusioni, delle nostre certezze e delle nostre incertezze, ma pur nella contradditorietà degli stati d’animo che questo supremo sentimento crea nel nostro cuore sono sempre convinta che non si possa mai abiurare all’amore!
    Se si ama con il cuore, vale sempre la pena di rischiare, qualunque sia il prezzo da pagare: meglio soffrire e piangere che rimpiangere!
    L’amore, quello vero, quello in cui noi crediamo, probabilmente arriva una sola nella vita e allora, se lo si riconosce, perchè non accettare la partita che il destino ci ha offerto di giocare!!
    Bacetti per tutti Bea!

  2. …Parole antiche…, suggestive, quelle usate da mio marito per definire la mia fuga dal talamo, alle 2:20 di mattina, per seguirvi in trasmissione…

    Parole antiche…che sono suonate così nel dormiveglia:

    Tuuu, Tu…sei come gatta
    che non riesco a dire (poichè ho la lingua impastata di sonno!)
    Tu non attendi un mio cenno
    se non la sveglia
    che risuonerà nel profondo della notte, alle 2 con esattezza meccanica (accidenti!)
    come una martellata dritta, in mezzo al cervello.
    C’è un vento che ci giunge
    ma tuuuu, tu non chiudi la finestra
    per non morire…di freddo, tu ed io…
    Tu, ri-morta dal sonno e seccata, mi scosti più in là e ti ergi.
    Sollevi le tue membra al suono di mie imprecazioni antiche… ed accendi la tele, incurante!
    Sono io che tremo quest’estate, non tu, (perchè so che domani mattina, neanche con una cannonata ti sveglierai. Ma se ci fosse il professore La Porta, in televisione, anche alle 6:00!!!)

    Baci!

  3. La stagione dell’Amore è ormai trascorsa.
    Per questa donna è arrivata la stagione arida e secca: l’autunno. La vecchiaia, per la quale nessuno ama spendere parole perchè sarebbe inevitabile doverne trovare altre per parlare della morte: l’Innominabile! La scomoda!
    Cosa si può ancora attendere da una donna anziana, come una terra sterile, e cosa può attendere lei dalla vita, di cui ha visto molte stagioni e autunni ritornare. Come questo che non passerà…

    Mi permetta, professore, sull’onda delle emozioni e dei ricordi, dedicare questa poesia a mia nonna.
    Userei le stesse parole di Pavese per descrivere la donna che mi ha nutrita di… cultura contadina. Parole antiche, vive; le mie radici provengono da lei!
    (Che Pavese avesse una nonna “desiderabile” come la mia, da cui spesso ritorno? Che non riuscisse a farsi amare dalle donne, perchè quella “figura” così ingombrante, in lui, non lasciava spazio ad amori,al confronto, caduchi e “deperibili”? Vado a meditare…)

  4. Lei è sicuramente la persona con la quale mi sento più me stessa…la Sua intelligenza, l’affinità… Un bacio.

    http://lapenisolaincantata.blogspot.com/2009/07/luce.html

  5. Bea,
    hai detto bene. (Bene-Bea. Insomma tutto diventa speculare)

    Baci baci

  6. Cara Valeria,
    una “scena” teatrale. Quindi il massimo. (Guarda che lui ti ama)

  7. È possibile, cara Valeria.
    È fin troppo possibile.

  8. Cara Marina,
    Memoria ancestrale ci lega.
    Abbindola,
    cuce,
    affascina.

  9. Abbindola!?
    Che simpaticone!

  10. Eppure, eppure…
    Vorrei gridarlo al mondo, questo mio amore eterno per Cesare Pavese. Quando ero più giovane, sopra un piccolo diario di riflessioni, ricordo di aver scritto: “Pavese è il più normale tra gli strani”.
    Eppure mi commuovo, ogni volta, anche solo a pronunciarlo, quel nome.
    Il Mestiere di Vivere mi ha accompagnato. E’ stato da sempre un gioco di specchi. Un aiuto costante. Sentire, leggere, assaporare quelle parole che non erano solo parole, erano tutta una vita.
    Eppure, eppure..
    Eppure, purtroppo, ogni volta in cui mi soffermi su una poesia di Pavese, la prima sensazione che mi venga nel cuore, sul cuore e tra i denti, è un “profumo di rassegnazione”, come se il poeta avesse accettato la sua condizione ineluttabile di amore disamato, e proprio perchè conscio di tale situazione, ci giocasse un po’ su, scherzando a volte le parole. Ogni volta, penso a Pavese come ad una lucertola che resta immobile, assolata, lacerata, al caldo sole di luglio, sconfitta da esso e di esso innamorata.
    Eppure, eppure…eppure non si tratta di rassegnazione infelice, ma di “dolore del ritorno”, profumo dell’abbandono.
    Eppure, eppure…che immenso poeta, che astro folgorante, “che segreto notturno” che trema nell’estate.

    p.s. Gabriele carissimo, non potrò mai descrivere la gioia che ho provato nell’ascoltare la trasmissione di domenica scorsa. Non riesco, davvero. Mi sono commosso di nuovo. Vorrei ringraziarvi tutti di nuovo, stringere le mani ad ognuno, abbracciarvi nell’infinito. Grazie.

    Con affetto immediato
    Moreno

  11. Cara Marina,
    abbindolare e’…..”Ma lasciarsi ingannare, dicono, e’ una sventura. Anzi, non lasciarsi incantare e’ la piu’ grande delle sventure” (Erasmo, Elogio della Pazzia)
    Baci baci

  12. Caro Moreno,
    si percepisce la tua emozione. Pavese l’ho letto sui 20 anni e La luna e i falo’ l’apprezzai moltissimo!

    Con affetto.

    A presto

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